Nel­l’am­bi­to di quan­to con­sen­ti­to dal siste­ma legi­sla­ti­vo e dal­la pras­si giu­ri­di­ca, il lavo­ra­to­re edi­le può esse­re tem­po­ra­nea­men­te distac­ca­to, pre­vio suo con­sen­so e con man­sio­ni equi­va­len­ti, da un’im­pre­sa edi­le ad un’al­tra, qua­lo­ra esi­sta l’in­te­res­se eco­no­mi­co pro­dut­ti­vo del­l’im­pre­sa distac­can­te, anche con riguar­do alla sal­va­guar­dia del­le pro­prie pro­fes­sio­na­li­tà, a che il lavo­ra­to­re svol­ga la pro­pria atti­vi­tà a favo­re del­l’im­pre­sa distac­ca­ta­ria.

Duran­te il perio­do di distac­co il lavo­ra­to­re adem­pie all’ob­bli­ga­zio­ne di pre­sta­re la pro­pria ope­ra nei con­fron­ti del­l’im­pre­sa distac­ca­ta­ria, con­ser­van­do il rap­por­to con­trat­tua­le con l’im­pre­sa distac­can­te.

Al ter­mi­ne del perio­do di distac­co, il lavo­ra­to­re rien­tra pres­so l’im­pre­sa distac­can­te.

L’im­pre­sa distac­can­te evi­den­zie­rà nel­le denun­ce alla Cas­sa edi­le la posi­zio­ne di lavo­ra­to­ri distac­ca­ti.

Resta fer­mo quan­to pre­vi­sto dal­l’art. 8, com­ma 3, del­la leg­ge n. 236/1993.