All’o­pe­ra­io in ser­vi­zio che sia tra­sfe­ri­to in un can­tie­re del­la stes­sa impre­sa situa­to in diver­sa loca­li­tà così distan­te e per un tem­po tale da com­por­ta­re come con­se­guen­za il cam­bia­men­to di resi­den­za o di sta­bi­le dimo­ra, deve esse­re rim­bor­sa­to l’im­por­to, pre­via­men­te con­cor­da­to con l’im­pre­sa, del­le spe­se di tra­spor­to per lui e per i fami­lia­ri con­vi­ven­ti a cari­co che con lui si tra­sfe­ri­sco­no, non­ché per le mas­se­ri­zie.

Allo stes­so ope­ra­io è inol­tre dovu­ta, limi­ta­ta­men­te alla dura­ta del viag­gio, per lui e per i fami­lia­ri con­vi­ven­ti a cari­co che lo seguo­no nel tra­sfe­ri­men­to, una inden­ni­tà gior­na­lie­ra, da sta­bi­lir­si caso per caso, di enti­tà diver­sa a secon­da che il viag­gio com­por­ti per­not­ta­men­to o meno.

Oltre al trat­ta­men­to di cui sopra gli deve esse­re cor­ri­spo­sta “una tan­tum” una som­ma a tito­lo di inden­ni­tà il cui impor­to sarà con­cor­da­to con l’im­pre­sa, tenen­do con­to anche del­lo sta­to di fami­glia del­l’o­pe­ra­io (se capo fami­glia o non) e del fat­to che l’im­pre­sa for­ni­sca o meno l’al­log­gio nel­la nuo­va loca­li­tà.

L’o­pe­ra­io ha dirit­to altre­sì al rim­bor­so del­le spe­se sop­por­ta­te per anti­ci­pa­ta riso­lu­zio­ne del con­trat­to di fit­to, se dovu­te, per un mas­si­mo comun­que di tre mesi.

Il tra­sfe­ri­men­to deve esse­re comu­ni­ca­to all’o­pe­ra­io con un con­gruo pre­av­vi­so.

L’o­pe­ra­io che non accet­ti il tra­sfe­ri­men­to ha dirit­to, in caso di riso­lu­zio­ne del rap­por­to di lavo­ro, allo stes­so trat­ta­men­to che gli sareb­be spet­ta­to in caso di licen­zia­men­to.

Qua­lo­ra peral­tro l’o­pe­ra­io com­pro­vi di non poter­si tra­sfe­ri­re nel­la nuo­va loca­li­tà per seri moti­vi di salu­te o fami­lia­ri l’im­pre­sa, ove pos­sa con­ti­nua­re ad occu­par­lo nel­la loca­li­tà dal­la qua­le inten­de­va tra­sfe­rir­lo, non pro­ce­de­rà al suo licen­zia­men­to.

All’o­pe­ra­io che vie­ne tra­sfe­ri­to per esi­gen­ze del­l’im­pre­sa e che entro due anni dal­la data del­l’av­ve­nu­to tra­sfe­ri­men­to ven­ga licen­zia­to per moti­vi non disci­pli­na­ri, ove inten­da rien­tra­re nel­la loca­li­tà in cui risie­de­va pri­ma del tra­sfe­ri­men­to, è dovu­to il rim­bor­so del­le spe­se di tra­spor­to per lui e per i fami­lia­ri con­vi­ven­ti a cari­co che con lui rien­tra­no alla sede di pro­ve­nien­za e per le mas­se­ri­zie, pur­ché il rien­tro avven­ga entro un mese dal­la riso­lu­zio­ne del rap­por­to di lavo­ro.

In caso di deces­so del­l’o­pe­ra­io entro due anni dal tra­sfe­ri­men­to, l’im­pre­sa si assu­me­rà le spe­se del tra­spor­to del­la sal­ma nel luo­go in cui l’o­pe­ra­io pre­sta­va ser­vi­zio pri­ma del tra­sfe­ri­men­to, non­ché quel­le per il rien­tro dei fami­lia­ri come sopra indi­ca­ti, pur­ché il tra­spor­to del­la sal­ma ed il rien­tro avven­ga­no entro un mese dal­la mor­te del­l’o­pe­ra­io.