Per il con­ge­do matri­mo­nia­le val­go­no le nor­me di cui all’accor­do inter­con­fe­de­ra­le sti­pu­la­to il 31 mag­gio 1941. Peral­tro, all’operaio non in pro­va, in occa­sio­ne del matri­mo­nio, vie­ne con­ces­so un perio­do di con­ge­do del­la dura­ta di 15 gior­ni con­se­cu­ti­vi di calen­da­rio con dirit­to al trat­ta­men­to eco­no­mi­co di cui al pun­to 3 dell’art. 24 per 104 ore.

L’impresa deve anti­ci­pa­re la som­ma cor­ri­spon­den­te alle gior­na­te di con­ge­do, subor­di­na­ta­men­te agli adem­pi­men­ti da par­te dell’operaio richie­sti dall’Istituto nazio­na­le del­la pre­vi­den­za socia­le, ed ha dirit­to di trat­te­ne­re quan­to l’Istituto mede­si­mo è tenu­to a cor­ri­spon­de­re all’operaio per lo stes­so tito­lo.